Piazza Sant'Ambrogio - Milano
27 gennaio - 15 febbraio 2009
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Tom Porta No man's Land a cura di Luigi Pedrazzi Nel 2008 il mondo ha registrato il pareggio tra la popolazione che vive nelle città e quella che vive nelle campagne. In Europa la percentuale sale al 72% ed è in costante crescita. Una marea inarrestabile di individui in cerca di opprtunità, ricchezza, divertimento. Gigantesche megalopoli dal fragilissimo equilibrio. Dopo il grande successo del primo ciclo dedicato alla "distruzione" di Milano, Tom Porta affronta le grandi città Europee: le icone della civiltà. Le grandi, spettacolari tele di Porta indagano un futuro possibile, un sentimento epocale di ineluttabile decadenza. Un riequilibrio naturale dopo le illusioni schizofreniche e false di una cupa stagione, dove l'umanità sembra avere venduto la propria libertà ad una prospettiva distorta ed asfittica di sviluppo. e ricchezza. Le visioni pittoriche di Porta ci restituiscono città abbandonate dagli uomini, livide e silenziose, dove l'uomo perde il suo dominio. Un ricongiungimento doloroso ma necessario con la Natura. No man's Land è una mostra sul silenzio e sulla speranza. Luigi Pedrazzi ARTEUTOPIA |
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Enjoy the Silence Quando dipinsi La Nube Purpurea non potevo minimamente immaginare quanto interesse il progetto potesse destare. L'aver convogliato un'idea a proposito di architetture distrutte o abbandonate in un ciclo pittorico diede corpo a opere che, ancora oggi, trovo estremamente dure. Neppure il romanzo di Shiel come "ispirazione letteraria" in realtà alleggerì il senso di ineluttabilità che il realizzare quei lavori mi diede. Fu in realtà a metà della lavorazione della Nube Purpurea che l'idea per No Man's Land nacque. Se Shiel mi aveva offerto un'idea concepita centosette anni prima, che portai sulla mia città, fu invece un senso di evoluzione dell'estinzione che fece si che io rivolgessi lo sguardo all'Europa. Ho visitato e ho vissuto in molti luoghi che si possono vedere in No Man's Land e per alcuni di essi vi sono fin troppe immagini, vecchie appena più di mezzo secolo, che ci mostrano quanto l'uomo sia geniale architetto della propria distruzione. Nell'anno che ha separato un progetto dall'altro pare che la sensazione relativa all'abbandono e alla scomparsa dell'umanità abbia preso corpo, seppure non certo per la prima volta, nel cinema, che resta, nella sua essenza, la forma d'arte che sento più affine dopo la pittura. In vario modo da 28 settimane dopo, a Io sono Leggenda, attraverso episodi di tono minore (ma per me di eguale interesse coreografico) il cinema ci ha mostrato città , per motivi differenti, abbandonate e silenti. Ma non uno scenario di morte, anzi. A differenza dell'assenza di vita che poteva essere intuita nella Nube Purpurea, in No Man's Land la vita è ben presente. E' la vita del pianeta, di una natura che si riprende spazi ceduti con la forza all'uomo nei secoli. Vi è forse un sentimento ecologista in tutto questo? Nient'affatto. Perché non è la natura con la sua forza ad aver cacciato l'uomo dalle sue città. Cieco e sordo alla propria storia l'uomo contemporaneo vive una situazione di paradossale egoismo. Il volano dell'economia e del consumo, quasi come una sorta di macchina da conquista apparentemente invincibile e irrefrenabile, diviene una ruota dal moto perpetuo che conduce chi l'ha creata e sostenuta ben oltre i propri limiti. Una macchina invincibile guidata dalla vanità e dalla avidità di un sistema sempre più astratto e distante dal mondo che conosciamo. Interessi fin troppo evidenti, contraddizioni palesi, ruberie pubbliche e assenza di qualsiasi morale vengono giustificate e spesso incoraggiate dal sistema come "inevitabili" , caratteristica incorreggibile di chi, sorridendo e mentendo, alimenta il moto della macchina. Ecco che, al pari degli anacronistici personaggi che condussero fino all'ultimo un gioco ormai basato sulla carta e non sui fatti, sordi all'esperienza di ben più esperti specialisti ed ebbri del loro egocentrismo, gli attuali sostenitori del sistema conducono, ancora, alla totale distruzione. Nella disfatta che ne consegue non sono donne di ogni età a subire violenza bensì lo sono l'etica e la giustizia, non sono gli uomini ad essere falciati a migliaia ma il sistema sociale che hanno preteso di sostenere ad ogni costo e contro ogni logica e buon senso. Ed infine restano le città. Deturpate forse, mute e consunte, ma pur sempre riconoscibili e monumentali icone di un evento superiore ai loro stessi creatori. Mi è stato chiesto quale fosse la città di questo ciclo che "sento" maggiormente nella logica di No Man's Land. La risposta è tanto ovvia quanto naturale: Berlino. Ma mi accorgo poi che altri dipinti, come Parigi o Venezia, di cui immagini simili a quelle che ho dipinto non esistono, sono altrettanto intensi. Ovviamente spero di aver immaginato e creato solo una assoluta fantasia e che questo non avvenga mai. Ma è altrettanto sincero l'ammettere di aver immaginato tante volte di camminare fra quelle rovine. Godendomi il silenzio. TP - Tenerife - Gennaio 2009
TOM PORTA Tom Porta (nato a Milano nel 1970, dove vive e lavora) Si diploma maestro d'arte e di arti applicate sperimentali all'Istituto d'Arte di Monza. Ancor prima di diplomarsi inizia un'intensa attività di illustratore che si sviluppa su due fronti paralleli: l'illustrazione editoriale, tecnica e pubblicitaria e una più personale legata allo studio del corpo. In breve tempo Porta diventa uno degli unici illustratori italiani pubblicati all'estero. La maturazione personale e artistica portano Tom Porta al naturale avvicinamento alla pittura, a un progressivo approfondimento del rapporto con il corpo e a un percorso interiore legato alla storia del '900 e alla memoria storica, temi da sempre cari all'artista. Si delineano così i diversi cicli: nel 2004 il ciclo Shinpu Tokkotai, profonda riflessione sul fenomeno kamikaze della seconda guerra mondiale ma nel contempo analisi di drammatica attualità. Tra i progetti personali ricordiamo nel 2005 Late-X ai Musei di Porta Romana, Milano; nel 2006 Vento Divino presso la Fabbrica Eos di Milano e Aereoclub Idrovolanti di Como e Kikosui allo Studio De' Bonis di Reggio Emilia; nel 2007 Suisei presso la galleria Il Torchio Costantini arte Contemporanea di Milano. Tra le mostre collettive, nel 2005 e 2006 la partecipazione all'iniziativa The Dirty Show alla Tangent Gallery di Detroit; sempre nel 2006 la collettiva presso la Echo Gallery di Chicago, Allarmi presso la Caserma De Cristoforis di Como, 15 volte un volto allo Spazioinmostra di Milano, e infine la partecipazione al progetto Cittàmorfosi, a cura di Jacqueline Ceresoli presso il Centro Culturale Cascina Grande, Rozzano. Nel 2007 viene invitato alla mostra Linee all'Orizzonte, a cura di Maurizio Sciaccaluga, presso la Galleria d'Arte Moderna di Genova e alla collettiva Anatomia dell'Irrequietezza, a cura di Luca Beatrice, a Palazzo della Penna di Perugina. Sempre nel 2007 partecipa all'iniziativa "Il Treno dell'Arte - Da Tiziano a Nespolo alla Street Art: 500 anni di Arte Italiana", mostra itinerante a cura di Vittorio Sgarbi, Ferdinando Arisi, Duccio Trombadori, Luca Beatrice e Chiara Canali.
Ufficio stampa: CLARART - Claudia Ratti Tel. 039 272 1502 - www.clarart.com - claudiaratti@clarart.com
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